Nell’articolo :”Il rito del tè delle 5 e altre curiosità“, abbiamo visto com’è arrivato il tè in Inghilterra e com’è nato il rito del tè delle 5.
Ma quando e come il tè è approdato in Italia?
La storia
Dell’esistenza del tè in Italia , se ne parla per la prima volta nelle cronache “Navigationi et Viaggi”(pubblicato tra il 1550 e il 1556 in 3 volumi) di Giovan Battista Ramusio ,noto magistrato veneziano.
(Vi ricordo che Venezia era una città marinara e i suoi traffici verso l’Oriente -e non solo- sempre molto fluenti)
Ne hanno notizia anche gli alti prelati del Vaticano tramite i Gesuiti che hanno colonizzato le indie orientali e comunque tramite rapporti religiosi, economici e politici che la Chiesa di Roma ha sempre avuto nel mondo.
Altre notizie se ne hanno anche nei diari di viaggio napoletani. Napoli ai tempi era la città più popolosa d’Europa e il suo porto era un centro nevralgico per l’Italia e per l’Europa stessa.
Ma è con la guerra di Crimea e successivamente con la seconda guerra mondiale che il tè entra a far parte delle bevande preferite dagli italiani.
Ma cosa c’entrano le guerre?
Nel 1855 , quando il Regno di Sardegna entra in guerra al fianco di Gran Bretagna,Francia e Impero Ottomano contro la Russia, fra diplomatici e alti ufficiali dell’esercito si usava bere il tè e così ne vennero a conoscenza anche i nostri .
Bisogna però aspettare la seconda guerra mondiale perchè si diffondesse anche tra le altre classi sociali, quando gli americani oltre al cioccolato e al chewingum portarono anche il té in bustina.
La prima sala da tè


Intanto a Roma il 5 dicembre 1893 ,Isabel Cargill e Anna Maria Babington (figlia di un cospiratore) ,due giovani signorine inglesi di buona famiglia ,aprono la prima sala da tè e di lettura destinata alla comunità anglosassone che si trovava nella Capitale.
Un’idea rivoluzionaria per due donne dell’epoca che però vinsero la scommessa. Infatti questa sala da tè esiste ancora ,ha solo trasferito la sua sede : dall’originaria,in via Due Macelli, a quella attuale in piazza di Spagna ,nel ” Quartiere inglese”.
La Babingtons, nome con cui è nota, ha conosciuto alti e bassi nel corso della storia ma deve la sua resistenza all’audacia delle donne della famiglia che credono fermamente in questo progetto.
La forza delle donne

Ebbe grosse difficoltà durante la prima guerra mondiale ,nel 1914, ma col sacrificio dei suoi lavoratori rimase aperta.
Rischiò ancora dopo la morte di Anna Maria Babington e la crisi di Wall Street ma fu ancora una volta una donna a salvare le sue sorti. Il suo nome è Annie, la sorella dell’unica socia primaria rimasta.
Nel gennaio del 1944 morì Isabel, figura fondamentale della sala da tè e la gestione di Babingtons passò a sua figlia Dorothy e a Giuseppe da Pozzo, autore dei tre ritratti appesi ancora oggi alle pareti delle sale in Piazza di Spagna.
Valerio, terzogenito di Doroty, crea il logo attuale della sala da tè , ispirato ad un gatto che viveva nei dintorni e dormiva sui cuscini della sala e lo Special Blend, la prima miscela Babingtons.
Nel tempo il menù s’è arricchito di tante specialità culinarie e anche di tantè qualità pregiate di tè provenienti da tutto il mondo per soddisfare una clientela raffinata e importante, come famiglie reali e personaggi del mondo della cultura e dello spettacolo.
Attualmente la sala è gestita dalla quarta generazione: Chiara (figlia di Valerio) e Rory Bruce, figlio di Diana, hanno aperto il Babingtons Tea Shop e inaugurato l’ingresso sulla Scalinata di Piazza di Spagna.


Le tazze del Babingtons ieri e oggi

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Il tè in Italia oggi
Probabilmente siete in pochi a saperlo ma anche l’Italia ha le sue piccole coltivazioni di tè (ben 4 ! una in Sicilia,una a Lucca,una a Pavia e una sul lago Maggiore) che però hanno ricevuto riconoscimenti e apprezzamenti a livello europeo.
Sicilia
Da alcune informazioni sembra che il tè sia arrivato in Italia ancora prima delle date e degli avvenimenti su citati.
Pare che in Sicilia le prime coltivazioni risalgano all’anno 1000 e dintorni, favorite dalle eccellenti condizioni climatiche dell’isola.

Poi in seguito alle dominazioni araba, inglese e francese la coltivazione venne quasi abbandonata, per poi essere recuperata da piccoli coltivatori e da Salvatore Pellegrino
Salvatore è uno chef che nei suoi viaggi s’è innamorato del tè sino a conoscerne tutto il processo.
L’ha poi riproposto nella sua Raddusa, piccolo paese tra Enna e Caltagirone, dove ha creato una “Casa del tè” che è anche un museo con annessa una piantagione. E’ un piccolo angolo d’ Oriente in Sicilia, costruito seguendo la filosofia Shan. Niente è lasciato al caso, tutto è molto curato nei minimi dettagli. Il museo ospita oltre 600 varietà di infusi provenienti da tutto il mondo, ognuno correlato con i suoi strumenti: teiere, bicchieri, vassoi da Cina, Giappone, Africa e Russia.
Lucca
Dal 1987 , “Il signore del tè italiano” ,ovvero Guido Cattolica, coltiva la “Camellia sinensis“,la pianta del tè.
Lui è un appassionato, le conosce tutte e da agronomo ibridatore si diverte a crearne sempre nuove.Nel 1985, nota che le due piante di tè che l’orto botanico di Lucca aveva comprato dai

giardini inglesi Hillier, resistono alla tremenda gelata.
Quindi cominciò a fare degli esperimenti per provare ad ambientare il tè ai nostri climi.Con la sua determinazione oggi ha 5 piantagioni con 2500 piante circa a Pieve di Compito in provincia di Lucca,e altre sperimentali in Svizzera, a Nantes e in Galizia.

Guido è un personaggio dalle mille sorprese e pure famoso.
Gerard Depardieu è andato a trovarlo per assaporare i suoi deliziosi tè.
Lo scrittore francese Gérard de Cortanze, s’è ispirato a lui ,per il suo romanzo Assam, vincitore del premio Renaudot nel 2002.
Sophie Marceau,attrice dell’omonimo film lo fa invitare dai Grimaldi ,nel Principato di Monaco per una serata in suo onore.
Il suo tè è utilizzato dal cuoco Gianfranco Vissani , comprato da papa Ratzinger e ha vinto il 3° premio ad un concorso a Versailles.
Pavia
Una storia simile a quella in provincia di Lucca la ritroviamo a Pavia.
Durante il ventennio di regime fascista , Mussolini ordinò che si utilizzassero e incentivassero solo prodotti locali . Anche il tè ,già esistente in Italia , era uno di questi.

Il professore di botanica e direttore dell’Istituto botanico di Pavia Giovanni Briosi, Gino Pollacci proseguendo gli studi del fondatore dell’istituto,selezionò e fece riprodurre le piante che erano sopravvissute agli inverni rigidi pavesi.
Ottenere una forma resistente al clima che chiamò “Ticinensis” (Ticinum è il nome latino della città) e da buon sostenitore del regime,ne inviò una parte a Mussolini che gradì.
Nel 2003, un’altro professore,nonchè direttore, Francesco Sartori, ritrovò alcune piante di “tè pavese” ,alte 3 metri,e diede il via alla coltivazione.
Lago Maggiore

Paolo Zacchera, floricoltore verbanese,e fondatore dell’azienda “Compagnia del lago“, ha dato vita al suo originale progetto: avviare una piantagione sperimentale su larga scala di piante del tè nel territorio del parco nazionale della Val Grande.
Si trova a 15 chilometri dalla sponda piemontese del Lago Maggiore e precisamente a Premosello Chiovenda.
Per farlo ha visitato le piantagioni orientali e ha imparato tutti i trucchi del mestiere per poi apllicarli dal 2017 in poi ,nella sua azienda.
I premi
Ad oggi la sua coltivazione conta circa 20 mila piante classificandosi prima a livello europeo vincendo anche Bandiera Verde Gold Agricoltura 2022.
Ma non è finita qui.

L’azienda infatti è recidiva e abbonata ai premi ,nonostante sia nata da pochi anni.
Nell’ottobre del 2019 ,il professor Marco Bertona, socio del progetto di Paolo, aveva prodotto tre tipologie diverse di tè: un tè bianco, un tè verde e un tè nero .
Tutte e tre le tipologie sono lavorate a mano secondo i metodi tradizionali e atrezzature prettamente cinesi.
“2019International Black Tea Tasting Copetition”

Con la varietà nera vince una prestigiosa gara cinese il “2019 International Black Tea Tasting Competition”
La competizione, organizzata dal “Tea Industry Committee of China” è riservata ai soli produttori.
Vi partecipavano aziende provenienti dai maggiori Paesi produttori di tè al mondo, per un totale di 104 tè in gara, di cui 72 cinesi e 32 di altri Paesi.
La giuria era composta da 15 esperti internazionali di tè provenienti sia dai Paesi produttori sia da quelli consumatori, come: Cina, Taiwan, Sri Lanka, Corea, Malesia, Nepal, Vietnam, Kenia, USA, Danimarca, Australia, Russia.
Un grande onore per un tè italiano
Concours International Des Thes Du Monde

E con la bianca ,l’anno successivo “Il concorso internazionale dei tè del mondo” (Concours International Des Thes Du Monde) a Parigi.
Il concorso è organizzato da AVPA e permette di conoscere nuove produzioni in tutto il mondo.
Il Concorso “Tè del Mondo” è organizzato in due parti distinte:
Tè monovarietali (camelia sinensis), con tante categorie a seconda del metodo di preparazione delle foglie.
Tisane (piante da infusione diverse dalla camelia sinensis), miscele e tè aromatizzati
Non c’è che dire…l’Italia ha delle eccellenze incredibili che spesso non sappiamo valorizzare e che neanche conosciamo.
E tu sapevi tutte queste cose sul tè italiano?
Conosci qualche curiosità? me la scrivi nelle note o mandami una mail a unamoreditazza@gmail.com







fantastico articolo Giovanna ricco di particolari e storia
Grazie Killie Jewel, gentilissima. Posso chiederti tramite quale canale ci hai conosciuto?