Campionati mondiali di caffetteria 2023

Cari amanti del caffè,

Siete pronti per l’ultima tazza di emozioni caffettiere?

Bene, perché i Campionati Mondiali di Caffetteria hanno appena concluso la loro edizione del 2023 ad Atene, e non posso fare a meno di condividere con voi tutti i momenti mozzafiato e le nuove avventure caffettiere emerse in questa competizione epocale.

 

World-of-coffee-athens-2023 - Logo

Nuove Regole e Parametri di Valutazione

L’edizione 2023 dei Campionati Mondiali di Caffetteria è stata una manifestazione unica nel suo genere, una vera  celebrazione di eccellenza e innovazione,carattterizzata da un coraggioso salto nel futuro del mondo del caffè.

I partecipanti non sono stati solo sfidati a dimostrare la loro abilità nell’estrazione di caffè impeccabile, ma hanno anche dovuto adattarsi a nuove regole e parametri di valutazione mai sperimentati prima.

Il comitato organizzatore ha deciso di spingersi oltre i tradizionali criteri di valutazione e di abbracciare l’innovazione tecnologica per rendere la competizione più stimolante e all’avanguardia.

1)Utilizzo di Metodi di Estrazione Diversi

Una delle innovazioni principali è stata l’introduzione dell’uso di metodi di estrazione diversi durante la competizione. In passato, i concorrenti si concentravano principalmente sull’estrazione dell’espresso. Tuttavia, nel 2023, ogni partecipante ha dovuto presentare quattro tazze di caffè realizzate con quattro metodi di estrazione differenti.

Questo ha permesso ai giudici di valutare la competenza dei partecipanti in diverse tecniche, come il pour-over, l’espresso, il cold brew e l’aeropress.

 

Estrazione del caffè

 

a. Espresso: L’estrazione dell’espresso è un pilastro fondamentale della caffetteria, e i partecipanti hanno dovuto dimostrare la padronanza di questa tecnica, ottenendo una crema equilibrata e un gusto ricco.

b. Pour-Over: Questo metodo di estrazione manuale richiede abilità e precisione nell’aggiunta dell’acqua calda al caffè macinato. I partecipanti sono stati valutati sulla distribuzione uniforme dell’acqua e sulla capacità di creare un profilo di gusto ben definito.

c. Cold Brew: L’infusione a freddo è stata un’altra sfida affrontata dai partecipanti. La preparazione del caffè in immersione a freddo per ore, invece di estrazione rapida, ha evidenziato nuove sfumature di gusto e aroma.

d. Aeropress: Questo dispositivo portatile ha offerto un approccio unico all’estrazione del caffè. La competizione ha visto i baristi mostrare creatività e versatilità utilizzando l’aeropress per produrre caffè eccezionale.

2)Valutazione del Gusto e dell’Aroma

Valutazione del gusto e dell'aromaOltre ai tradizionali criteri di valutazione, l’enfasi è stata posta sul gusto e sull’aroma del caffè. I giudici hanno considerato la complessità dei sapori e la ricchezza degli aromi presenti in ogni tazza. Elementi come acidità, dolcezza, amarezza e corpo sono stati attentamente valutati per determinare la qualità generale del caffè.

3)Consistenza e Ripetibilità

La coerenza è stata una componente fondamentale nella valutazione. Controllo consistenza

I partecipanti sono stati valutati sulla capacità di riprodurre lo stesso profilo di gusto e aroma in ogni tazza presentata durante la competizione. La coerenza nel dosaggio, nella macinatura, nella temperatura dell’acqua e nel tempo di estrazione è stata essenziale per ottenere punteggi elevati.

4)Sostenibilità e Etica

SostenibilitàUn elemento nuovo e significativo è stato l’accento posto sulla sostenibilità e sull’etica nel processo di produzione del caffè. I partecipanti sono stati valutati anche sulla loro scelta di fonti di caffè sostenibili, sull’attenzione alla giustizia sociale e sulle pratiche rispettose dell’ambiente. Baristi che hanno dimostrato un impegno concreto per un futuro del caffè più sostenibile hanno ricevuto punteggi più alti in questa categoria.

5) Range di temperature

Temperatura del caffè

 

 

Quest’anno era possibile scegliere un range di temperature per l’estrazione dell’espresso compreso tra 90,5 ° e 96°.

6) Descrizione della componente tattile

Spinto dall’agenda di sostenibilità della SCA, che enfatizza l’equa distribuzione del valore lungocaffè in mano tutta la catena di fornitura, il sistema aspira a essere un potente strumento per aiutare a misurare e facilitare la valutazione e la distribuzione del valore.

Integra contemporaneamente i progressi della scienza sensoriale e del caffè, rendendolo compatibile con la ricerca scientifica per la prima volta, nonché gli apprendimenti di un ampio progetto di ricerca sulla percezione dell’utente condotto con la comunità del caffè speciale.

7)Bevande vegetali

Possibilità di poter utilizzare anche bevande vegetali per le preparazioni a base di latte.

 

Cappuccino vegano

 

La sfida ha richiesto una padronanza completa di ogni metodo, mettendo alla prova la precisione, la tempistica e la consistenza del caffè estratto nonchè la perfetta conoscenza della routine del barista e la gestione della postazione.

Queste nuove regole e parametri di valutazione hanno reso la competizione più stimolante e impegnativa per i partecipanti, incoraggiandoli a esplorare nuove tecniche e a mettere in mostra la loro creatività.

La manifestazione ha sottolineato quanto il mondo del caffè sia in costante evoluzione, alla ricerca di nuove frontiere di eccellenza e innovazione.

Vincitori

Categoria Espresso

Tazzina di caffè espressoIl vincitore della categoria Espresso è stato Andrea Rossi, un giovane barista italiano che ha conquistato i giudici con la sua straordinaria padronanza dell’estrazione dell’espresso. La sua tecnica impeccabile e l’armonia tra aroma e corpo del caffè lo hanno portato al gradino più alto del podio.

Categoria Pour-Over

Pour overIl titolo nella categoria Pour-Over è stato assegnato a SofiaVasquez, una barista proveniente dalla Colombia. Sofia ha dimostrato una maestria senza pari nella preparazione del caffè con il metodo pour-over, creando un profilo di gusto delicato e aromatico che ha catturato l’attenzione dei giudici.

Categoria Cold Brew

Il maestro del Cold Brew di quest’anno è stato Kenji Tanaka, un barista giapponese noto per la sua dedizione alla perfezione. Kenji ha presentato una varietà di profili di gusto sorprendenti attraverso il metodo del cold brew, mostrando la sua profonda comprensione dell’infusione a freddo.Cold brew

Categoria Aeropress

In questa categoria, la vittoria è andata a Maria Santos, una talentuosa barista brasiliana. Maria ha dimostrato grande versatilità e capacità di adattamento con l’aeropress, creando tazze di caffè dal gusto complesso e avvolgente.

 

aeropress

Categoria Sostenibilità

Infine, il premio per la categoria Sostenibilità è stato assegnato a Jonas Andersson, un appassionato barista svedese. Jonas ha dimostrato un impegno eccezionale nel promuovere pratiche sostenibili, dalla scelta delle fonti di caffè alla gestione dei rifiuti, mostrando come il caffè di qualità può andare di pari passo con la responsabilità ambientale

Sostenibilità per il mondo

Al World of Coffee di Atene, tre giornate di sfide emozionanti giocate sino all’ultima tazzina: le gare di Barista,Brewers, Cup tasters e Cezve/ibrik

Categoria Baristi

1.Boram Um ,BrasileI-finalisti-con-il-vincitore-della-categoria-baristi-foto-dal-profilo-Facebook-del-WOC

2. Daniele Ricci, Italy
3. Jack Simpson, Australia
4. Isaiah Sheese, United States
5. Dawn Chan, Hong Kong
6. Patrick Rolf, Denmark

 

Daniele Ricci ad AteneDaniele Ricci
Talentuoso barista bresciano, che abbiamo già conosciuto qualche mese fa, con la sua enorme dose di passione,  impegno,  perseveranza e la sua continua ricerca di eccellenza ,è un esempio per tutti coloro che desiderano primeggiare nel campo della caffetteria.

Daniele, per le sue creazioni riscopre  i processi di fermentazione ,combina frutta esotica con latte e yogurt rigorosamente italiani.

Chissà cos’altro riserverà il futuro per Daniele Ricci . Sicuramente sentiremo ancora parlare di lui mentre continua a stupire il mondo con le sue straordinarie creazioni di caffè.

 

World brewers cup

 

Vincitori Atene 2023

1.Carlos Medina, Cile

2. Mandie Soengkono, Indonesia
3. Andrii Vasyliev, Ukraine
4. Oretis Sfiris, Greece

Cevze/ibrik

 

1.Pierre de Chanterac, FranciaCevze\ibrik Atene 2023

2. Cezara Cartes, Romania
3. Mariam Erin Pinza, United Arab Emirates
4. Dimitris Karampas, Greece

Cup Tasting Championship

E’ stato vinto dal campione mondiale Young Baek, Australia

2. Mandie Soengkono, Indonesia
3. Andrii Vasyliev, Ukraine
4. Oretis Sfiris, Greece

I-finalisti-con-il-vincitore-al-centro-del-cup-tasters-foto-dalla-pagina-Facebook-del-WOC 2023

 

Questi vincitori sono diventati un esempio di eccellenza nel mondo del caffè e hanno dimostrato quanto il settore possa essere vibrante, inclusivo ed eclettico, capace di unire culture e persone provenienti da ogni angolo del globo.

Sono certa che il loro talento continuerà a ispirare futuri caffettieri e a contribuire alla crescita e all’innovazione nel mondo della caffetteria. Congratulazioni a tutti i vincitori!

E voi? conoscete altri parametri di valutazione? scrivetemeli a unamoreditazza@gmail.com

IL MONDO TRISMOKA

Brescia 05\05\2023

Oggi ti parlerò  di “Trismoka” e del suo mondo.Un mondo fatto di caffè e di competizioni …ma non solo. Un mondo di passione,creatività,energia.

TRISMOKA

Innanzitutto chi è Trismoka?

Si definiscono “Gli artisti del caffè“. Sono torrefattori da circa mezzo secolo. La loro sede è a Paratico, sulle sponde del lago d’Iseo

Come riporta il sito “Per noi un caffè è molto più di una bevanda. È una piccola opera d’arte, una fonte di piacere che si può garantire solo con un lavoro di squadra tra noi e i nostri baristi.”

Infatti il loro impegno e la loro passione sono divisi su due fronti: la produzione  di un caffè eccellente e la formazione .

STORIA

Nel 1981 , Gino Uberti acquisisce la Trismoka, (un’azienda bresciana di torrefazione nata negli anni 60 ma in difficoltà),e la gestisce insieme a sua moglie Zelinda

Nel 1987 l’azienda viene trasferita a Paratico . Si lavora intensamente per creare nuove miscele per il mondo HO.RE.CA

Nel 1993 nell’azienda entra anche il figlio Paolo e la produzione da locale si espande alle province di Bergamo e Brescia

Il 2004 vede la  nascita la Trismoka coffee school ,un’accademia di alta caffetteria e gli esordi della prima edizione del Trismoka Challenge

Nel 2009 arrivano i primi riconoscimenti: una medaglia d’oro .

La miscela Trismoka 100{9b0d60d8c0eaf545398c1a8abcb954339d6038ceb41ea24e6713f89ac1e31bf7} Arabica vince lInternational Coffee Tasting, concorso internazionale di caffè, organizzato dall’Istituto Internazionale Assaggiatori Caffè (IIAC) con la collaborazione del Centro Studi Assaggiatori (CSA) e il patrocinio dell’International Academy of Sensory Analysis (IASA).

Nel 2015 la Trismoka ospita la “Latte Art“, una competizione biennale che vede in gara i migliori artisti del latte

Dal 2020al 2023  Trismoka introduce diverse iniziative:

  1. le capsule 100{9b0d60d8c0eaf545398c1a8abcb954339d6038ceb41ea24e6713f89ac1e31bf7} compostabili ;
  2. un e-shop;
  3. il progetto MIssMOKA a supporto delle donne coltivatrici di caffè nei paesi del Sud del mondo.

COMPETIZIONI

TRISMOKA CHALLENGE

E’ l’evento che, ogni anno, celebra l’arte italiana del caffè sul palcoscenico di Golositalia, la fiera del gusto di Montichiari (BS). Dall’edizione 2018, Trismoka Challenge , come ho detto prima è diventato un talent

MILANO LATTE ART CHALLENGE

E’una competizione internazionale con i migliori artisti al mondo di Latte Art ideata e organizzata da Trismoka

Nello spazio Trismoka di Host Milano, fiera internazionale dell’ospitalità, 12 baristi si sfidano in 9 differenti discipline dal crescente livello di difficoltà.(Prossima edizione dal 13 al 17 ottobre 2023)

TRISMOKA COLLECTION

E’ un  concorso biennale di idee che porta gli studenti a liberare la propria creatività, sfidandosi nella realizzazione di un nuovo set di tazzine per espresso in edizione limitata.

CORSI

I corsi di formazione promossi da Trismoka sono 4:

      • Latte art. Il corso per baristi per apprendere i principi della tecnica della Latte Art e realizzare cappuccini decorati con le figure classiche CUORE o FOGLIA con il versaggio libero e montare il latte a regola d’arte, attraverso l’utilizzo corretto delle attrezzature.
      • Professione barista. Il corso ideale per il barista neofita, l’aspirante barista professionista o il barista esperto che vuole scoprire e padroneggiare i segreti del mondo del caffè.

                          S’impara a: riconoscere le varietà botaniche della pianta del caffè,attraverso un’analisi visiva, olfattiva e gustativa.                                         la storia del caffè e di tutte le sue bevande, l’arte della torrefattura, le attrezzature e le regole per la loro corretta

                          preparazione. Lavorare a regola d’arte la materia prima, nella macinatura, preparazione ed estrazione.

                          Realizzare alla perfezione le seguenti bevande: espresso, cappuccino, latte ed espresso macchiato, marocchino.

      • Brewing :Il corso caffetteria ideale per scoprire i metodi alternativi all’espresso per estrarre il caffè. Riconoscere le peculiarità      e  le tecniche dei diversi metodi di estrazione,come V60, chemex, syphon, clever e french press.
      • Sensory: Corso di caffetteria per imparare ad assaggiare il caffè e a calibrare il palato.Riconoscere le differenze di qualità e varietà del caffè, attraverso l’assaggio con il metodo alla brasiliana (cupping).

LE PROVE DEL TRISMOKA CHALLENGE

I 12 concorrenti devono prepare – in un tempo massimo di 15 minuti – 4 espressi, 4 cappuccini, 4 drink alcolici  a base di espresso e dimostrare d’avere una conoscenza approfondita del caffè e delle sue miscele , di saperlo lavorare e usare in modo creativo.

Ognuno di loro avrà inoltre a disposizione 15 minuti iniziali di preparazione e 15 minuti finali di pulizia della postazione.

La competizione si svolgerà in 3 giorni

TITOLI IN PALIO

  1.  Miglior giovane talento del caffè (Trofeo Gino Uberti),
  2. Miglior cappuccino realizzato (Trofeo Re Cappuccio)
  3. Miglior ambasciatore digitale dell’arte del caffè (Coffee Digital Ambassador).

VINCITORI EDIZIONE 2023

Quest’anno c’è stata una novità:è stato selezionato, per la finale, l’artista migliore  di ogni istituto (6) ,di Brescia, Bergamo e Milano, che ha partecipato alla competizione

Primo classificato :Giancarlo Magrini, con 475 punti, seconda Linda Pennati con 467 punti e  terzo Kevin Staiano , 464 punti.

Giancarlo è alla sua seconda vittoria consecutiva. Proviene dal CFP Galdus di Milano.

Ha vinto con un  espresso Gourmet 100 Trismoka, arancia, vodka, panna, latte e olioextravergine d’olivadel lago di Garda dedicato alla sua nipotina Iris il titolo di miglior talento del caffè .

E il premio del miglior cappuccio  realizzati con una crema di latte su cui ha disegnato un cuore : «il mio obiettivo era trasmettere amore e cura per il cliente” ha dichiarato Giancarlo

Il titolo di Coffee Digital Ambassador va a Paolo Nicoli, dell’Istituto d’istruzione superiore Olivelli Putelli di Darfo.

GLI SFIDANTI

  •  Marco Agazzi (Fondazione ISB di Torre Boldone)
  • Amer Aly (IIS Andrea Mantegna di Brescia)
  • Irene Boioni (CFP Zanardelli di Clusane)
  • Samuele Broglia (CFP Galdus di Milano)
  • Giancarlo Magrini (CFP Galdus di Milano)
  • Emanuele Magro (IIS Andrea Mantegna di Brescia)
  • Paolo Nicoli (IIS Olivelli Putelli di Darfo)
  • Samuel Palaghianu (Fondazione ISB di Torre Boldone)
  • Linda Pennati (IIS Andrea Mantegna di Brescia)
  • Kevin Staiano (CFP Zanardelli di Clusane)
  • Martina Venturini (CFP Canossa di Brescia)
  • Francesca Zanola (CFP Canossa di Brescia)

INTERVENTI D’APPROFONDIMENTO

Nadia Rossi, giornalista di Bargiornale ed esperta del mondo del caffè e di Stefano Nodari, Campione italiano di Latte art. Mauro Aranci (vincitore Trismoka Challenge 2022).

Ci sono stati saluti del vicesindaco di Flero, Elena Frenceschini e dell’assessore allo sport e al commercio Orlando Gafforini.

Parola anche agli sponsor: Rancilio, PulyCaff, Anfim, Centrale del Latte di Brescia, e ai nuovi sostenitori come Briofood.

LE PROVE DEL MILANO LATTE ART CHALLENGE

The Leaf” testa l’abilità del barista nel realizzare delle figure semplici

Ogni concorrente deve presentare una tazza decorata con la figura classica della foglia in un tempo massimo di 3 minuti. I concorrenti dovranno scegliere la dimensione della tazza tra una tazzina da Espresso, da Cappuccino o da Latte.

La scelta influenzerà il punteggio di gara in base al livello di difficoltà di realizzazione nella tazza stessa.

Etching” testa l’abilità del barista nell’utilizzo della penna da latte art

Ogni concorrente deve presentare una tazza da Cappuccino con una figura realizzata con la tecnica dell’etching in un tempo massimo di 4 minuti. I concorrenti dovranno scegliere una busta chiusa a caso e la figura da realizzare verrà rivelata all’apertura della busta. Le figure contenute nelle buste saranno: leone, orso, elefante, indiano. Ogni concorrente potrà a sua discrezione aggiungere degli elementi decorativi liberi per tentare di aggiudicarsi punti aggiuntivi.

10 Elements” testa l’abilità del barista a realizzare figure composte da elementi ripetuti

Ogni concorrente deve presentare una figura realizzata da 10 elementi con la tecnica del versaggio libero in un massimo di 4 minuti. I concorrenti sceglieranno una busta chiusa contenente la figura da realizzare. Le figure contenute nelle buste saranno:tulip, vortex, reverse tulip.

I concorrenti dovranno inoltre scegliere la dimensione della tazza in cui realizzare la figura tra tazza da Cappuccino o da Latte, la scelta influenzerà il punteggio di gara in base al livello di difficoltà di realizzazione.

Mistery Box” testa l’abilità del barista nelrealizzare la latte art in qualsiasi contenitore.
I concorrenti sceglieranno a caso da un set di scatole chiuse contenenti ”contenitori alternativi” con cui lavorare (tra contenitore in plastica, contenitore in ceramica, contenitore in legno e contenitore in metallo).

Una volta scoperto il contenitore il concorrente avrà 1 minuto di tempo per decidere la figura da realizzare e 4 minuti per realizzarla.

“Head-2-Head” testa l’abilità del barista nel confronto diretto contro un altro barista
La gara consiste in una sfida a eliminazione diretta tra coppie di concorrenti, sorteggiati dalla giuria, e si sviluppa in 3 set.

In ogni set i baristi gareggeranno contemporaneamente e alla fine della loro esibizione presenteranno ai giudici le loro rispettive creazioni.

Nella prima gara, il primo concorrente deciderà quale tazza utilizzare e quale figura realizzare: queste indicazioni saranno valide anche per lo sfidante, a cui spetteranno queste decisioni per il secondo set. Vince la gara il concorrente che si aggiudica due set.

Half Cup” testa l’abilità del barista nell’unire una figura predeterminata con un figura libera
In questa prova la sfida è tra coppie di concorrenti, sorteggiati dalla giuria (e comunicata ai baristi 30 giorni prima dell’evento).

Ogni concorrente deve realizzare una figura composta da una parte imposta dalla giuria e una parte creata liberamente in un tempo massimo di 5 minuti.

I concorrenti verranno giudicati dal punto di vista dell’aspetto visivo, del contrasto e dall’armonia tra le due figure.
One More” testa l’abilità del barista nel realizzare quanti più elementi possibili in una figura.
La gara si colloca nelle fasi finali della competizione e si sviluppa in 2 set più uno, eventuale, di spareggio.

Nel primo set, il primo concorrente sorteggiato dovrà realizzare un Tulip con non meno di 15 elementi. Lo sfidante deve a sua volta realizzare la stessa figura aggiungendo un elemento in più rispetto all’avversario.

Nel secondo e nell’eventuale terzo set l’immagine da realizzare sarà un Vortex, sempre con non meno di 15 elementi. Vince il barista che si aggiudica 2 set.

Free Design” testa la creatività del barista e lo spirito di innovazione

La gara si colloca nelle fasi finali della competizione e consiste in un set singolo.

Ogni concorrente ha a disposizione 10 minuti per presentare la sua creazione libera in una tazza da Latte e spetterà ai giudici determinare il vincitore.

La figura dovrà essere in linea con il tema proposta dall’organizzazione.

Il tema verrà comunicato direttamente ai concorrenti 30 giorni prima dell’evento.

The secret challenge

La gara si colloca nelle fasi finali della competizione, sarà un match a sorpresa dove i concorrenti verranno a conoscenza delle regole direttamente sullo stage.

CONCLUSIONI

Allora? ti piace l’affascinante mondo di Trismoka? Lo conoscevi? Fammelo sapere scrivendomi a unamoreditazza@gmail.com

Il tè in Italia

 

Nell’articolo :”Il rito del tè delle 5 e altre curiosità“, abbiamo visto com’è arrivato il tè in Inghilterra e com’è nato il rito del tè delle 5.

Ma quando e come il tè è approdato in Italia?

La storia

Dell’esistenza del  tè in Italia , se ne parla per la prima volta nelle cronache “Navigationi et Viaggi”(pubblicato tra il 1550 e il 1556 in 3 volumi) di Giovan Battista Ramusio ,noto magistrato veneziano.

(Vi ricordo che Venezia era una città marinara e i suoi traffici verso l’Oriente -e non solo- sempre molto fluenti)

Ne hanno notizia anche gli alti prelati del Vaticano tramite i Gesuiti che hanno colonizzato le indie orientali e comunque tramite rapporti religiosi, economici e politici che la Chiesa di Roma ha sempre avuto nel mondo.

Altre notizie se ne hanno anche nei diari di viaggio napoletani. Napoli ai tempi era la città più popolosa d’Europa e il suo porto era un centro nevralgico per l’Italia e per l’Europa stessa.

Ma è con la guerra di Crimea e successivamente con la seconda guerra mondiale che il tè entra a far parte delle bevande preferite dagli italiani.

Ma cosa c’entrano le guerre?

Nel 1855 , quando il Regno di Sardegna entra in guerra al fianco di Gran Bretagna,Francia e Impero Ottomano contro la Russia, fra diplomatici e alti ufficiali dell’esercito si usava bere il tè e così ne vennero a conoscenza anche i nostri .

Bisogna però aspettare la seconda guerra mondiale perchè si diffondesse anche tra le altre classi sociali, quando gli americani oltre al cioccolato e al chewingum portarono anche il té in bustina.

La prima sala da tè

Isabel Cargill
Isabel Cargill
La sala da tè italiana più antica
Babingtons ,la sala da tè italiana più antica

Intanto a Roma il 5 dicembre 1893 ,Isabel Cargill e Anna Maria Babington (figlia di un cospiratore) ,due giovani signorine inglesi di buona famiglia ,aprono la prima sala da tè e di lettura destinata alla comunità anglosassone che si trovava nella Capitale.

Un’idea rivoluzionaria  per due donne dell’epoca che però vinsero la scommessa. Infatti questa sala da tè esiste ancora ,ha solo trasferito la sua sede : dall’originaria,in via Due Macelli, a quella attuale in piazza di Spagna ,nel ” Quartiere inglese”.

La Babingtons, nome con cui è nota, ha conosciuto alti e bassi nel corso della storia ma deve la sua resistenza all’audacia delle donne della famiglia che credono fermamente in questo progetto.

La forza delle donne

Anna Maria Babington
Anna Maria Babington

Ebbe grosse difficoltà durante la prima guerra mondiale ,nel 1914, ma col sacrificio dei suoi lavoratori rimase aperta.

Rischiò ancora dopo la morte di Anna Maria Babington e la crisi di Wall Street ma fu ancora una volta una donna a salvare le sue sorti. Il suo nome è Annie, la sorella dell’unica socia primaria rimasta.

Nel gennaio del 1944 morì Isabel, figura fondamentale della sala da tè e la gestione di Babingtons passò a sua figlia Dorothy e a Giuseppe da Pozzo,  autore dei tre ritratti appesi ancora oggi alle pareti delle sale in Piazza di Spagna.

Valerio, terzogenito di Doroty, crea il logo attuale della sala da tè , ispirato ad un gatto che viveva nei dintorni e dormiva sui cuscini della sala  e lo Special Blend, la prima miscela Babingtons.

Nel tempo il menù s’è arricchito di tante specialità culinarie e anche di tantè qualità pregiate di tè provenienti da tutto il mondo per soddisfare una clientela raffinata e importante, come famiglie reali e personaggi del mondo della cultura e dello spettacolo.

Attualmente la sala è gestita dalla quarta generazione: Chiara (figlia di Valerio) e Rory Bruce,  figlio di Diana, hanno aperto il Babingtons Tea Shop e  inaugurato l’ingresso sulla Scalinata di Piazza di Spagna.

Babingtons attuale

 

La quarta generazione Rory Bruce e Chiara Bedini

Le tazze del Babingtons ieri e oggi

 

Tazza antica di Babingtons

Babingtons mugs Babingtons nugs con gatto Babbingtons Mugs Babington nugs azzurra Babingtons mugs Babingtons Isabel

Il tè in Italia oggi

Probabilmente siete in pochi a saperlo ma anche l’Italia ha le sue piccole coltivazioni di tè (ben 4 ! una in Sicilia,una a Lucca,una a Pavia e una sul lago Maggiore) che però hanno ricevuto riconoscimenti e apprezzamenti a livello europeo.

Sicilia

Da alcune informazioni sembra che il tè sia arrivato in Italia ancora prima delle date e degli avvenimenti su citati.

Pare che in Sicilia le prime coltivazioni risalgano all’anno 1000 e dintorni, favorite dalle eccellenti condizioni climatiche dell’isola.

 

Salvatore Pellegrino
Salvatore Pellegrino

Poi in seguito alle dominazioni araba, inglese e francese la coltivazione venne quasi abbandonata, per poi essere recuperata da piccoli coltivatori e da Salvatore Pellegrino

Salvatore è uno chef che nei suoi viaggi s’è innamorato del tè sino a conoscerne tutto il processo.  L’ha poi  riproposto nella sua Raddusa, piccolo paese tra Enna e Caltagirone, dove ha creato una “Casa del tè” che è anche un museo con annessa una piantagione. E’ un piccolo angolo d’ Oriente in Sicilia, costruito seguendo la filosofia Shan. Niente è lasciato al caso, tutto è molto curato nei minimi dettagli. Il museo ospita oltre 600 varietà di infusi provenienti da tutto il mondo, ognuno correlato con i suoi strumenti: teiere, bicchieri, vassoi da Cina, Giappone, Africa e Russia.

 

Lucca

Dal 1987 , “Il signore del tè italiano” ,ovvero Guido Cattolica, coltiva la “Camellia sinensis“,la pianta del tè.

Lui è un appassionato, le conosce tutte e da agronomo ibridatore si diverte a crearne sempre nuove.Nel 1985, nota che le due piante di tè che l’orto botanico di Lucca aveva comprato dai

Guido Cattolica
Guido Cattolica. Il signore del tè

giardini inglesi Hillier, resistono alla tremenda gelata.

Quindi cominciò a fare degli esperimenti per provare ad ambientare il tè ai nostri climi.Con la sua determinazione oggi ha 5 piantagioni con 2500 piante circa a Pieve di Compito in provincia di Lucca,e altre sperimentali in Svizzera, a Nantes e in Galizia.

Tazza di Camellia Sinensis
Tazza di Camellia Sinensis

Guido è un personaggio dalle mille sorprese e pure famoso.

Gerard Depardieu è andato a trovarlo per assaporare i suoi deliziosi tè.

Lo scrittore francese Gérard de Cortanze, s’è ispirato a lui ,per il suo romanzo Assam, vincitore del premio Renaudot nel 2002.

Sophie Marceau,attrice dell’omonimo film lo fa invitare dai Grimaldi ,nel Principato di Monaco per una serata in suo onore.

Il suo tè è utilizzato dal cuoco Gianfranco Vissani , comprato da papa Ratzinger e ha vinto il 3° premio ad un concorso a Versailles.

Pavia

Una storia simile a quella in provincia di Lucca la ritroviamo a Pavia.

Durante il ventennio di regime fascista , Mussolini ordinò che si utilizzassero  e incentivassero solo prodotti locali . Anche il tè ,già esistente in Italia , era uno di questi.

Botanico Pollacci Gino
Pollacci Gino

Il professore di botanica e direttore dell’Istituto botanico di Pavia Giovanni Briosi, Gino Pollacci proseguendo gli studi del fondatore dell’istituto,selezionò e fece riprodurre le piante che erano sopravvissute agli inverni rigidi pavesi.

Ottenere una forma resistente al clima che chiamò “Ticinensis” (Ticinum è il nome latino della città) e da buon sostenitore del regime,ne inviò una parte a Mussolini che gradì.

Nel 2003, un’altro professore,nonchè direttore, Francesco Sartori, ritrovò alcune piante di “tè pavese” ,alte 3 metri,e diede il via alla coltivazione.

Lago Maggiore

Paolo Zacchera Floricoltore
Paolo Zacchera

Paolo Zacchera, floricoltore verbanese,e fondatore dell’azienda “Compagnia del lago“, ha dato vita al suo originale progetto: avviare una piantagione sperimentale su larga scala di piante del tè nel territorio del parco nazionale della Val Grande.

Si trova a 15 chilometri dalla sponda piemontese del Lago Maggiore e precisamente a Premosello Chiovenda.

Per farlo ha visitato le piantagioni orientali e ha imparato tutti i trucchi del mestiere per poi apllicarli dal 2017 in poi ,nella sua azienda.

I premi

Ad oggi la sua coltivazione conta circa 20 mila piante classificandosi prima a livello europeo vincendo anche Bandiera Verde Gold Agricoltura 2022.

Ma non è finita qui.

Marco Bertona
Marco Bertona

L’azienda infatti è recidiva e abbonata ai premi ,nonostante sia nata da pochi anni.
Nell’ottobre del 2019 ,il professor Marco Bertona, socio del progetto di Paolo, aveva prodotto tre tipologie diverse di tè: un tè bianco, un tè verde e un tè nero .

Tutte e tre le tipologie sono lavorate a mano secondo i metodi tradizionali e atrezzature prettamente cinesi.

“2019International Black Tea Tasting Copetition”
Marco Berona al Gold Award
Marco Bertona al Gold Award

Con la varietà nera vince una prestigiosa gara cinese il “2019 International Black Tea Tasting Competition”

La competizione, organizzata dal “Tea Industry Committee of China” è riservata ai soli produttori.

Vi partecipavano  aziende provenienti dai maggiori Paesi produttori di tè al mondo, per un totale di 104 tè in gara, di cui 72 cinesi e 32 di altri Paesi.

La giuria era composta da 15 esperti internazionali di tè provenienti sia dai Paesi produttori sia da quelli consumatori, come: Cina, Taiwan, Sri Lanka, Corea, Malesia, Nepal, Vietnam, Kenia, USA, Danimarca, Australia, Russia.

Un grande onore per un tè italiano

Concours International Des Thes Du Monde
Il concorso dei tè mondiali
Il concorso dei tè mondiali

E con la bianca ,l’anno successivo “Il concorso internazionale dei tè del mondo” (Concours International Des Thes Du Monde) a Parigi.

Il concorso è organizzato da AVPA e permette di conoscere nuove produzioni in tutto il mondo.

Il Concorso “Tè del Mondo” è organizzato in due parti distinte:

Tè monovarietali (camelia sinensis), con tante categorie a seconda del metodo di preparazione delle foglie.

Tisane (piante da infusione diverse dalla camelia sinensis), miscele e tè aromatizzati

Non c’è che dire…l’Italia ha delle eccellenze incredibili che spesso non sappiamo valorizzare e che neanche conosciamo.

E tu sapevi tutte queste cose sul tè italiano?

Conosci qualche curiosità? me la scrivi nelle note o mandami una mail a unamoreditazza@gmail.com

 

La cultura del caffè

La cultura del caffè

La cultura del caffè, sebbene già diffusa in tutta l’Europa  esisteva già in l’Italia da più di 400 anni e sempre in prima linea nello stabilire gli standard aurei in termini di come dovrebbe essere fatto e bevuto correttamente un buon caffè..

Mentre si pensa che il caffè abbia raggiunto per la prima volta l’Europa durante gli assedi di Vienna e Malta del XVI secolo da parte dei turchi ottomani, i primi europei a commerciare ufficialmente con il caffè come bene di consumo furono gli intraprendenti mercanti della Repubblica di Venezia.

Il Kahve

la cultura del caffèNella seconda metà del Cinquecento erano cominciate ad arrivare da Costantinopoli, dal Cairo e da altre grandi città del mondo musulmano lettere e rapporti che menzionavano il caffè e scritti da ambasciatori, medici e viaggiatori delle città-stato italiane. In essi descrivevano l’usanza di bere il kahve, un forte liquido nero fatto di fagioli che, presumibilmente, poteva tenere sveglio un uomo. Facendo affidamento sui loro forti contatti commerciali in tutto l’Oriente, i mercanti veneziani iniziarono a importare chicchi di caffè insieme ai loro soliti carichi di specie, seta e profumi. In origine il caffè veniva venduto a prezzi esorbitanti nelle farmacie come rimedio per l’apparato digerente.

Il caffè nelle chiese nelle Città-Stato Cattoliche

I venditori di vino locali si sentirono presto minacciati dalla crescente popolarità del caffè tra studenti e professori dell’Università di Padova, all’epoca importante polo intellettuale della terraferma veneziana. Inoltre, il caffè è stato accolto con disapprovazione da parte degli zelanti frequentatori di chiese nelle città-stato cattoliche. Vedendo che proveniva dalle terre arabe, i Sacerdoti lo chiamavano ‘bevanda di Satana’ e insistevano che non poteva avere nulla a che fare con la vita cristiana.

Nel 1600 fu fatto appello a Papa Clemente VIII perché bandisse il caffè. Il Papa, dopo aver assaggiato una coppa della nuova bevanda profumata offertagli da un mercante veneziano, la trovò deliziosa e tonificante. Perciò santificò il caffè per scacciarne il demonio e consentirne l’uso.

Considerando che Clemente VIII fu il Papa che mandò Giordano Bruno al rogo, è davvero un miracolo che avesse un atteggiamento così progressista nei confronti del caffè.

Ben presto crebbe l’appetito per la bevanda aromatica e nel 1624 giunse in barca a Venezia il primo carico significativo di caffè.

In pochi decenni fu coniata la parola italiana caffe’ e la nuova moda di bere il caffè conquistò Venezia e il resto d’Italia parallelamente alla stessa Europa.

Dalla metà del XVII secolo il caffè veniva venduto in Italia da venditori ambulanti che offrivano anche cioccolata calda, limonata e liquori dalle loro bancarelle.

L’apertura di un primo caffè in Piazza S. Marco a Venezia

Poi è entrata in scena la bottega del caffe’, prototipo della moderna caffetteria. Sebbene sia opinione diffusa che il primo caffè italiano sia stato aperto nel 1645, i primi documenti attendibili citano il 1683 quando aprì un caffè in Piazza San Marco a Venezia.

I caffè proliferarono al punto che il 4 ottobre 1759 a Venezia fu approvata una legge che stabiliva che il loro numero non poteva superare i 206.

Eppure, nel 1763, a Venezia c’erano 218 caffè. Vi si riunivano amici, amanti, aristocratici e commercianti.

Comprare una tazza di caffè a una signora e farsela mandare al tavolo era un modo per esprimerle il proprio amore e la propria devozione.

Nel frattempo, nel 1686 a Parigi, in Francia, lo chef siciliano Francesco Procopio dei Coltelli aprì un caffè – Le Procope .

la cultura del caffèAncora oggi rimane il caffè più antico di Parigi in attività continua. Contò Voltaire e Diderot tra i suoi mecenati.

In Italia,  nel 1715 una pianta di caffè fu ricevuta per la prima volta all’Orto Botanico dell’Università di Pisa .

Uno dei più antichi giardini botanici del mondo, all’epoca fiorente sotto il patrocinio di Cosimo III de’ Medici, l’illuminato sovrano di Firenze.

Michelangelo Tilli – medico, membro della Royal Society e direttore dell’Orto Botanico dell’Università di Pisa – ebbe per primo l’idea di utilizzare le serre per acclimatare e coltivare le piante di caffè in Italia e in Europa.

L’immediata e sempre crescente popolarità del caffè in Italia

È interessante notare qui che l‘immediata e sempre crescente popolarità del caffè in Italia e nel resto d’Europa dal XVI al XVII secolo in poi fu favorita da tre fattori significativi:

La natura

Dal 1600 al 1850 circa, un periodo di estati molto fredde e inverni gelidi ha afflitto il continente. Divenne nota come la piccola era glaciale e causò fallimenti dei raccolti, carestie e, in alcuni casi, il declino della popolazione.

Ad esempio, nel 1709, 1789 e 1791 la laguna e tutti i canali di Venezia gelarono.

Il caffè riscaldava il corpo e teneva alto il morale.

Progressi industriali

Con la scoperta del pendolo da parte di Galileo Galilei nel 1583 e, di conseguenza, la capacità di costruire orologi, il ritmo della vita quotidiana si accelerò.

Dal lavoro nei campi o nelle piccole officine, grandi gruppi di persone furono reindirizzati a lavorare nelle imprese industriali di nuova costituzione. Il caffè li ha aiutati a far fronte alla mancanza di luce naturale e ai turni di lavoro in spazi chiusi.

Lotta contro l’alcolismo

In un’epoca in cui l’acqua era spesso contaminata e non sicura da bere, le persone consumavano grandi quantità di birra e vino per mantenersi idratati.

Con la rapida industrializzazione, il passaggio al lavoro postumi di una sbornia comportava notevoli rischi per la sicurezza.

Il caffè era un’alternativa migliore per rimanere svegli e vigili senza perdere il controllo.

Il caffè piaceva anche agli artisti e agli intellettuali dell’epoca. I caffè divennero luoghi in cui si riunivano per scambiare idee e discutere le questioni del giorno.

L’invenzione di una macchina del caffè a vapore

Angelo Moriondo

Nel 1884 Angelo Moriondo di Torino inventò una macchina per il caffè a vapore.

Ha ottimizzato l’estrazione del caffè permettendo così di preparare e servire il caffè in tempi record.

Tuttavia, la macchina di Moriondi erogava caffè sfuso anziché estrarre una singola tazzina di espresso per ogni cliente.

Inoltre, l’inventore non ha mai prodotto in serie il suo progetto, preferendo semplicemente utilizzare alcune macchine costruite con cura nei caffè della sua famiglia a Torino.

Luigi Bezzera

Nel 1901 l’ingegnere milanese Luigi Bezzera brevetta la prima vera e propria macchina da caffè da bar. Con esso, l’espresso è salito con decisione sul palcoscenico mondiale del caffè, conquistandolo rapidamente.

Pier Teresio Arduino

Nel 1905, Pier Teresio Arduino creò l’iconica Victoria Arduino, una macchina per caffè espresso che sembrava un pilastro ed era realizzata in rame e ottone.

In linea con lo stile Liberty che era di gran moda in Italia all’epoca, le macchine Victoria Arduino erano ornate con aquile, angeli e vittorie alate.

Per quasi 50 anni, innumerevoli Victoria Arduino hanno presieduto con orgoglio migliaia di bar italiani.

Gli anni ’40 sono gli anni delle prime macchine espresso da bar orizzontali.

La più famosa è stata La Cornuta del designer Gio Ponti che si è ispirato alle forme slanciate dei jukebox americani e delle auto veloci.

La Moka Express

La moda di preparare un buon caffè anche a casa

Nel frattempo, a casa, gli italiani hanno iniziato a utilizzare la Moka Express.

Si tratta di una macchina che funziona grazie alla pressione del vapore (circa 1 atmosfera).

Fù Angelo Bialetti a brevettare nel 1933 a caffettiera Moka Express (conosciuta semplicemente come Moka).

La cultura del caffè in continua evoluzione

Diverse grandi aziende del caffè  dettano mode e miscele di caffè per milioni di appassionati .

Il Nord Italia crea intanto  una propria catena di caffetterie – Dersut – con dozzine di caffetterie in molte città e paesi sparsi in tutto il mondo.

Trieste e Genova  diventano due dei principali porti di arrivo del caffè in Europa.

La cultura del caffè si è sempre espressa in Italia in modo molto originale ma anche artistico direi.

A proposito dei mille modi in cui può essere degustato un caffè oggi, mi viene in mente il film di Lino Banfi. Ricordate?  Vieni avanti cretino!

“Cameriere vorrei un caffè… con un po’ di humor! noo ..con utopia! noo…freddo freddissimo! ho detto freddo e corretto! … bollente  e dolcissimo… no amaro tanto amaro! …all’acqua di rose! no amaro amarissimo, no dolce dolcissimo!”

   Clicca per guardare questa divertente scena su You Tube

la cultura del caffè

Quanti modi abbiamo inventato nel tempo per ordinare e gustarci un caffè?

Lungo, corto, alto, ristretto, marocchino, americano, macchiato, corretto, con la panna, con la cioccolata in tazza grande, al vetro, con latte freddo a parte e addirittura con la mosca! .

Ma tra i chicci di caffè non si nasconde solo un aspetto solo alimentare ma qualcosa di più particolare  ne autentico che contribuisce oggi soprattutto in Italia a rendere il rito del caffè un momento speciale di condivisione e di aggregazione..

La cultura del caffè
Microroastery

Nell’ultimo decennio è emersa per esempio, sempre di più la figura già storica del torrefattore, soprattutto con l’avvento delle microroastery, botteghe in cui il caffè di qualità è il valore  e la vision di un Brand.

Il lavoro del torrefattore è minuzioso. Agisce dietro le quinte.  Assaggia diversi tipi di caffè al fine di selezionare quello migliore, per poi tostarlo.

E’ Lui che sceglie con cura e seleziona i cicchi studiando costantemente, e con competenza le tecniche più  adatte per i caffè migliori.

In Italia il fenomeno delle micro torrefazioni sta crescendo a macchia d’olio soprattutto per la scelta etica e i valori condivisi da una comunità oggi supportata da SCA Italy (https://www.scaitaly.coffee/).

La delegazione italiana della Specialty Coffee Association  promuovere il caffè di qualità e diffonde la cultura e la filosofia che si celano dietro ad ogni tazzina una filosofia del caffè come esperienza di qualità e valore.

Dal Friuli Venezia Giulia alla Puglia, ecco un elenco di tutte le micro torrefazioni presentate al Roasters Village a Sigep 2023 dove poter gustare un buonissimo caffè:

Paese che vai, caffè che trovi

Venezia

A Venezia una spruzzatina di panna fà diventare il caffè “pizzicato”

Meno comune è il caffè “all’uovo”, un espresso caldo con aggiunta di un uovo sbattuto e zucchero.

Genova

Se siete a Genova non dimenticate che un “cappuccino alla genovese” è in realtà un caffè macchiato e non un cappuccino.

Trieste

Se invece passando per il bar dell’università di Trieste sentite chiedere un “bi tanta special” sappiate che poco dopo il barista servirà all’avventore un caffè con tanta schiuma di latte e tanto cacao sopra.

Una vera golosità l’affogato al tiramisù. Si mette in una tazza da cappuccino una pallina di gelato al tiramisù e poi si fa scendere lentamente il caffè sul gelato.

Per i maniaci della pulizia e dell’igene, invece, c’è il caffè “monouso” servito nel bicchiere di plastica che si usa e poi si butta.

Napoli

A  Napoli, si può anche uscire senza pagare, sempre che il barista sia d’accordo a servirvi un “caffè sospeso”.

 

 

Giardini in una tazza di thè

Oggi per la serie “Canzoni legate alle tazze”vi parlo di “Giardini in una tazza di thè” una canzone di un cantautore italiano che negli anni 80 ebbe tanto successo come cantante. Gianni Togni.

Gianni Togni

Nato a Roma il 24 luglio del 1956, nipote d’arte, respira musica sin da giovane , nonna cantante lirica e zio pianista jazz. Allo Studio Folk sperimenta le sue prime canzoni.

Gianni TogniNel 1975 scrive il suo primo album “In una simile circostanza” e fa da spalla ai Pooh.

Il vero successo arriva però nel 1980 col brano “Luna” ,seconda traccia  dell’album “..E in quel momento ,entrando in un teatro vuoto,un pomeriggio vestito di bianco,mi tolgo la giacca accendo le luci e sul palco m’invento..”. Strano titolo per un album. Pare che non ne avessero uno e abbiano fatto un mix di alcune frasi che Gianni e i suoi amici dicevano , legandole fra loro con delle virgole.

“Giardini in una tazza di thè” è la traccia n°6 di quest’album. Meno conosciuta di “Luna” ma altrettanto suggestiva ,in cui parla di piccoli momenti della sua infanzia e della sua famiglia.

Giardini in una tazza di thè

Donne che bevono il tè E’ un giorno un po’ pazzo d’autunno
con i muri color vino bianco
e le donne che bevono il the
son felici e non sanno il perchè

E le piazze le statue le strade
sono allegre un po’ innamorate

Bimbo che sorride Binbo che sorride alle fate neonato che sorride

i bambini hanno i loro sorrisi
si confidano solo alle fate

E mia madre guardava il tramonto affacciata al balcone
io mangiavo torrone stringevo il mio nuovo aquilone
per la via venditori ambulanti
con i loro più strani palloni
che volano sempre importanti
più in alto delle mie illusioni

E le gite al museo delle cereSuonatori coi loro cappelli
suonatori coi loro cappelli
l’incantesimo di quelle sere
magiche come acquarelli

E mio padre che amava i cavalli non mi dava ragione
io cercavo dovunque matite per la mia collezione

E il primo giorno di scuola
già negli occhi avevamo l’aprile
a sporcarci la giacca più nuova
a fare le corse in cortile

Far la guerra con le cartelle
con la carta delle caramelle
la maestra da dietro gli occhiali
ci parlava del re dei persiani

Mia sorella già pensava all’amore in un modo un po’ strano
mi parlava ogni tanto stringendomi forte la mano

 

Conclusioni

Gianni Togni ha scritto altre canzoni sia per se stesso che per altri noti cantanti , tutti grandi successi. Ogni album è diverso dall’altro ,sia per lunghezza dei tempi, che per sonorità che per complessità dei testi che descrivono il suo percorso personale e artistico. Dalla fine degli anni Novanta scrive anche dei musical che hanno grande risonanza soprattutto all’estero.

E tu conosci altre canzoni legate alle tazze? Scrivimelo nei commenti o nella mail unamoreditazza@gmail.com

 

Daniele Ricci

Brescia 02\02\2023

Daniele Ricci
Clicca sull’immagine e vai al video

«Bisogna crederci e mettersi sempre in gioco, anche se i risultati a volte tardano ad arrivare, poiché c’è sempre qualcosa da imparare! Anche se non sempre si vince ne vale sempre la pena… ”

Chi ha pronunciato questa frase?

Son le parole di Daniele Ricci

Daniele Ricci

Vittoria al Sigep di Rimini 2023
Vittoria al Sigep di Rimini 2023

Daniele Ricci, è un barista bresciano di 25 anni, che  lavora a Zurigo in Svizzera e che due settimane fa, ha riconfermato il suo titolo di “Barista migliore d’Italia” al Sigep di Rimini.

La sfida consisteva nel preparare, in un massimo di 15 minuti, 4 espressi, 4 bevande a base di caffè e latte caldo e 4 bevande analcoliche personalizzate a base espresso.

Percorsi

Daniele è un ragazzo di buona volontà :studia all’Istituto Alberghiero Mantegna di Brescia e contemporaneamente lavora nel fine settimana in un ristorante. Ben presto però s’innamora del mondo del caffè e trova il suo Ikigai. Partecipa ad una gara a Paratico e si allena con Trismoka nel 2016;la vince e intraprende un percorso di studi di 4 anni allo Speciality Coffee Association Italy

Daniele Ricci vittoria 2022 Sigep Rimini
Daniele Ricci vittoria 2022 Sigep Rimini

I corsi di SCA Italy dal 2016 al 2020: (il corso di barista, di brewer, sensory e green) gli hanno permesso così di approfondire le sue conoscenze e affinare le sue competenze,che, insieme alle sue esperienze, sono state il motore per mettersi in gioco e iniziare a gareggiare ai campionati italiani.

Infatti al Sigep ha una marcia in più rispetto ai suoi concorrenti :sceglie di portare tre varietà colombiane, tostate da lui in modo perfetto. La formazione continua permette di conoscere il mercato e avere un occhio attento a ciò che succede , il voler eccellere, la passione e voler fare la differenza fanno tutto il resto e portano anche alla vittoria di una gara.

Daniele è arrivato in finale più volte, ci prova da quando ha 18 anni ,impara dai campioni i trucchi del mestiere . E soprattutto ha alle spalle una squadra formidabile ,”Perchè da soli non si vince”

 

Analisi sensoriale
Analisi sensoriale

Bere un caffè non è solo un semplice gesto ma un’esperienza sensoriale:”Avere una tazzina di espresso davanti accompagnati dall’ascolto di un determinato suono, toccando un materiale, guardando uno specifico colore: tutto questo influenza la degustazione. ”

Prossimo appuntamento

La prossima scadenza sarà a giugno con i mondiali ad Atene in Grecia.

Questo significa una lunga preparazione : tanti allenamenti ,tanto studio sia sui libri,sia tramite ricerche , ricordandosi che “Le gare sono un impegno e vanno vissute come tale. Bisogna sforzarsi di far bene, portando avanti questo obiettivo nella migliore maniera possibile”.

Quindi, in bocca al lupo Daniele !

E voi conoscete altri personaggi da record? me lo raccontate nei commenti o m’inviate una mail su
unamoreditazza@gmail.com

Le Porcellane cinesi e la cerimonia del tè

Le porcellane cinesi

Le porcellane cinesi insieme alla cerimonia del té sono tra le  più antiche tradizioni  fin dal VI secolo, perfezionate poi con la dinastia Tang (618-907) e diventate famose in quella Song. Sono rare e preziose perchè venivano realizzate in pochissimi esemplari.

Le porcellane cinesi sono decorate con smalti colorati,  differenziano a seconda dell’epoca e della dinastia per colori e tipologie di decori.

Tipi di decorazione

Grossomodo (documentandomi ho trovato un pò di variazioni nella collocazione nel tempo tra le varie tecniche) 4 son le tipologie di decorazione:

Doucai (Colori legati) Quelli usati sono il verde, il nero, il rosso, il giallo e il marrone. Questi colori venivano inseriti nelle  zone delineate dal blu cobalto sotto l’invetriatura. Nasce durante il regno Xuande (1426-35, Ming)e raggiunge il suo massimo splendore sotto il regno Chenghua (1465-87, Ming).

Ciotola doucai
Ciotola doucai

Susancai (Smalto morbido a tre colori) vengono generalmente applicati direttamente su porcellana cotta a biscotto (non smaltata). Lo stile è apparso durante la fine della dinastia Ming ed è stato più popolare durante il regno di Kangxi

Ciotole susancai

Wucai (Cinque colori)in realtà principalmente tre smalti (rosso, verde e giallo) all’interno di contorni in cobalto secco nerastro, blu sottosmalto, più il bianco del corpo di porcellana, che in tutto compongono cinque colori.Questa tecnica risale alla dinastia Ming ed è stata utilizzata durante vari regni, Jaijing, Longqing e Wanli. Tra il 1630 al 1660, questa tecnica andò in declino perchè si ridusseroil numero dei colori usati. 

Ciotola wucai

Ruancai (colori dolci) che comprende:l falangcai (colori smaltati), il fencai («colori polverosi»), lo yangcai(colori duri) e lo yanghong o meglio conosciuti come la “famiglia rosa”.Il colore può in realtà variare dal rosa pallido al rubino intenso.

Ciotola ruancai

 In Europa  queste ciotole arrivarono solo nel XVIII secolo.

La cerimonia del tè cinese

La cerimonia del tè cinese (vedi il video qui) è una vera e propria tradizione culturale, che coinvolge tutte le fasi della preparazione della bevanda, dalla scelta degli oggetti, alla preparazione, al servire, fino al gustare il tè, tutti gesti e regole basati, sui metodi di preparazione tradizionali antichi.

Quando nasce

La nascita di questa tradizione si perde nella notte dei tempi. Era conosciuta già durante la dinastia Tang (quando il tè veniva utilizzato per scopi medicinali dai medici buddisti) e come sostanza stimolante durante la meditazione.

Nell’VIII secolo il libro “Il canone del tè” descrive tutto il ciclo del tè ,in modo molto dettagliato, dalla coltivazione alla preparazione per la consumazione ,con tutti i riti e le pratiche spirituali annesse.

Nel tempo la cerimonia del tè assume anche un carattere sociale e nascono diverse tipi di cerimonie :

      • Wuwo (“wu non esistenza e wo “ego”)

Deve seguire 4 principi costitutivi fondamentali: rispetto, armonia, purezza e tranquillità.

Avvolgono tutto il rituale, dal rapporto tra coloro che prendono parte alla cerimonia, a quello con gli accessori che servono alla preparazione, a quello con il cibo che viene consumato.

Non si lascia niente al caso.

Qualità del tè e utensili usati per la cerimonia del tè cinese

Il tè che si usa generalmente è l’Oolong e in alcune cerimonie si usa il Pu erh.

Si utilizza una teiera caratteristica, molto piccola (circa 150-250ml) chiamata Yixing che ha una superficie porosa che permette l’assorbimento degli aromi del tè; oppure il gaiwan “tazza con coperchio” di porcellana, chiamata anche tazza Sancai, il suo coperchio, il piattino e la tazza rappresentano rispettivamente il cielo, la terra e l’uomo.

Il loro stile, materiale, colore e design dà tenore a tutto il resto (di entrambi ne esistono di diversi tipi) . In Europa ci sono dei set già pronti ma in Cina se vengono usati ,vi viene sempre aggiunto qualche elemento che crei o ristabilisca armonia.

4 tazzine da 20- 50 ml di porcellana (bianca per mostrare il colore del liquido del tè) ,3 cm di diametro (piccole in modo da terminare il tè in un sorso) e molto sottili per assaporarne meglio la fragranza.

Accessori in legno

Cha sao Si chiama così il set completo di accessori in legno che comprende:

Set per cerimonia cinese del tè

  • paletta per togliere le foglie di tè dal contenitore;
  • cucchiaio  per spostare le foglie di tè dal porta tè alla teiera, o per mescolare le foglie;
  • spillo per pulire il beccuccio in caso fosse bloccato dalle foglie;
  • pinzette  per spostare le tazzine calde;
  • imbuto posto all’apertura della teiera, per allargare l’entrata ed evitare che le foglie di tè cadano;
  • un vassoio in bambù detto chájià (o chapan) con una buca per raccogliere l’acqua versata dalla teiera e dalle tazze. Serve per tenere pulito il posto dove si prepara il tè.
  • un bollitore per l’acqua
  • un asciugamano o panno che viene spesso usato per asciugare il tè o l’acqua in eccesso per asciugare il fondo della tazzina prima di porla agli ospiti. Anche i contenitori caldi vengono messi sul panno prima di porgerli alle persone.

Altri utensili che servono per la cerimonia cinese del tè

Chahe ossia un piattino per vedere da vicino le foglie del tè, apprezzare il loro aroma, misurare e preparare la quantità giusta delle foglie in anticipo.

Oltre al Chaban ,per raccogliere l’acqua si può usare anche il Lago del tè

Il Chahai o coppa della giustizia ,dopo l’infusione il tè viene versato in questo contenitore per uniformarsi ,altrimenti in alcune tazze potrebbe essere più leggero e in altre più concentrato

Statuina drago portafortuna
Statuina drago portafortuna

Statuina porta fortuna ossia una statuetta di argilla costantemente bagnata durante la cerimonia del tè come auspicio di buona fortuna e sorte. Ogni statuina ha un significato ben preciso : quella del drago può significare l’energia del cielo e simboleggiare una connessione con il dio Tao;se la statuina donata da un nonno defunto, che lo ricorda da saggezza .Aiutano a impostare e concentrare l’attenzione.

Contenitore per conservare le foglie del tè ,solitamente in porcellana

Simbolismi della cerimonia del tè

La cerimonia del tè si fa soprattutto per i matrimoni, gli sposi si inginocchiano di fronte ai genitori e servono loro del tè, in segno di gratitudine. La cerimonia del tè fatta per la famiglia della sposa avviene nel pomeriggio, mentre quella per la famiglia dello sposo nel mattino, e talvolta è la sposa a servire il tè alla famiglia dello sposo, come simbolo di inclusione nella famiglia.

E’ un atto di benvenuto, o di rispetto ,nel caso siano i giovani a servire gli anziani , o ancora, come in passato avveniva tra individui di diverso rango sociale, e versare una tazza di tè a qualcuno è sintomo di una richiesta di scuse.Cerimonia del tè. Rispetto

Come già detto è una cerimonia molto importante che viene preparata con molta cura ,a partire dalla scelta della stanza .

Eh già…

Il maestro del tè Sen no Rikyū,ne codificò tutti i gesti e creò una stanza (chashitsu) apposita indipendente dal resto della casa.

Poteva essere piccola ,con quattro tatami e mezzo, se gli ospiti erano pochi (sino ad un massimo di 5) oppure più grande per cerimonie più formali (hiroma).Le porte sono basse in modo che per entrare occorra abbassare il capo in segno di umiltà (si entra uno alla volta, ci si lava le mani e ci si siede nel posto assegnato).

All’interno c’è il tokonoma, che è un’alcova rialzata, dove sono appese pergamene illustrate dette emakimono, fiori recisi disposti secondo l’arte Ikebana e bonsai.

Ci sono cinque requisiti di base per la degustazione del tè cinese:

  1. Aspetto
  2. Profumo
  3. Sensazione in bocca
  4. Dolcezza 
  5. Morbidezza

Quando ci prepariamo a degustare un tè, dobbiamo stare attenti a tenere questi cinque aspetti in mente, mentre prepariamo le foglie, aggiungiamo l’acqua, sentiamo il loro profumo, assaggiamo il tè, e riconosciamo il suo gusto e retrogusto.

Sarebbe utile aspirarlo e sorseggiarlo distribuendolo lungo i lati della bocca per riconoscere e assaporare ogni sensazione

La cerimonia del tè si articola in tre momenti: kaiseki (un pasto leggero), koicha (tè denso) e usucha (tè leggero).

Procedura della cerimonia del tè

Sul vassoio si dispongono il contenitore del tè, le tazzine,la teiera e gli utensili in legno. Si riempe il bollitore dell’acqua , 6 volte la capienza della teiera, e si porta a ebollizione l’acqua.

Curiosità

Si narra che i maestri di tè esperti siano in grado di capire la temperatura dell’acqua in base alle bolle che si formano nel fondo del bollitore.

Versare velocemente il tè in tutte le tazzineSi versa l’acqua nella teiera e da li, o direttamente nelle tazzine (velocemente dalla prima all’ultima e viceversa) tramite le pinze ,o nella coppa della giustizia(ricordate che questa coppa serve a miscelare e rendere uniforme il tè ,altrimenti si avrebbe un tè più leggero all’inizio e più denso alla fine) e successivamente nelle tazzine.

Col cucchiaio si mette un pò di foglie di tè nel chahe per mostrarne agli ospiti la qualità,(questo gesto serve per entrare in sintonia con gli ospiti e l’ambiente) e poi si versa nella teiera.

Tutti i partecipanti alla cerimonia sono seduti su tatami.

Prima mangi poi bevi

Si offre prima un pasto leggero dolce per mitigare l’amaro del tè,poi si serve la tazza ,ruotandola prima per tre volte nella mano ,in modo da avere di fronte la decorazione interna della tazza.

Chi viene servito deve vedere la decorazione principale all’esterno della tazza e a sua volta deve ruotarla in modo da non bere dal lato della decorazione.

Tutta l’operazione d’infusione può essere ripetuta sino a 6 volte se il tè è pregiato.

Oggi la cerimonia si è modernizzata e si svolge anche in modalità acrobatica per coinvolgere di più il pubblico.

 

Cerimonia del tè acrobatica
Cerimonia del tè acrobatica

Conclusioni

Questa descritta è solo una delle tradizioni cinesi della cerimonia del tè. Come saprai cambia da famiglia a famiglia, da zona a zona e da paese a paese.

E tu conosci altre tradizioni cinesi legate alle tazze ? Me le racconteresti scrivendo a unamoreditazza@gmail.com

 

 

 

 

Il piu grande collezionista di tazze

Il più grande collezionista di tazze
Charlie sua moglie Katherine

Avete mai comprato tazze da caffè come souvenir durante le vacanze in famiglia ma così tante che sembravano traboccare dagli armadietti della cucina?

Be certo magari solo tazze no magari qualche magnete, un pupazzetto, un quadretto della città. 

Oggi vi porto a casa di Charlie Fouts il piu grande collezionista di tazze esistito al mondo.

A casa Faust ogni mattina il caffè portava sempre alla prima difficile decisione della giornata: quale tazza usare tra le 40 000 collezionate? Per Charlie e sua moglie Katherine questa è sempre stata la decisione più difficile da prendere. 

Charlie ha iniziato più di 20 anni fa la collezione poi la scomessa con la moglie di non usarne mai due volte le stesse tazze in un anno. Da allora hanno finito  per collezionarne ben 40.000.

Charlie aveva allestito un vero e proprio museo nel vecchio fienile adiacente alla casa.

Aveva iniziato a fare i portabicchieri e poi qualche mensola di quercia per la spazzatura ma poi dopo 20 anni quelle mensole si sono mano a mano riempite di ogni genere di tazza  e quel fienile è diventato un museo pazzesco completamente tappezzato di tazze dal pavimento fino al soffitto.

Se ne trovano veramente di tutti i generi, di colori, di dimensioni, di forme  ma anche molte con significati speciali come quella della sua  nipotina che da piccolina, grazie alle tazze aveva imparato ad usare il vasetto.

Le tazze gli ricordavano tanti momenti speciali ma anche tantissimi amici.

Poteva sembrare difficile catalogarle tutte ma Charlie non ha mai sentito alcun disagio essendo vissuto e invecchiato insieme a quelle tazze.

La collezione gli piaceva tanto. Gli piaceva soprattutto vedere la gente che sgranava sbalordita gli occhi e guardare la loro reazione scioccata davanti a tutte quelle tazze. 

Molti gli hanno dato dell’idiota dicendo che quello che faceva non aveva senso. 

In realtà le tazze sono gli oggetti importanti della mia vita, rispondeva e conservano sempre un grande valore per me.

Altri gli hanno chiesto di vendere la collezione; pare che qualcuno si sia proposto con una lauta offerta, che lui ovviamente ha rifiutato.
Charlie Foust è stato l’uomo delle tazze the “Mug Man“, come lo ricordano a Woodbury
Morto nell’ aprile  del 2021, all’età di 78 anni, lascia una famiglia amorevole e una collezione di più di 40.000 tazze. 

Sarà ricordato per la sua apparizione a Tennessee Crossroads (vedi YouTube, Mug Collector Charlie Fouts, 21 marzo 2019), dove ha mostrato con orgoglio il suo museo, ma anche per aver guidato in città con il suo camion viola chiamato “Plum Crazy”.

Coloro che lo conoscevano bene, l’hanno descritto come un uomo dalla personalità, loquace, stravagante e colorata.

Era sicuramente un uomo originale!
Charlie era cresciuto in un caseificio a Litchfield, Illinois.

Nel novembre del 1958 sposò l’amore della sua vita, Kathleen Rawn, e si stabilì a nord di Chicago, dove lavorò come macchinista e dove  crebbe i suoi figli.

Nel 1994, Charlie e Kathleen si trasferirono a Woodbury, TN.
dove vissero sempre su un terreno con un grande fienile per il laboratorio di Charlie che, più tardi, diventò il suo museo delle tazze.

Trascorse molti anni felici, prima e dopo il pensionamento, lavorando nella sua fattoria, facendo giardinaggio, falciando l’erba, piantando alberi e allevando capre.

È stato anche membro della locale associazione di capre per diversi anni.

Oltre a collezionare tazze, gli piaceva andare alle aste e impegnarsi in attività creative, come realizzare mobili e candele. Fu un lavoratore laborioso ed energico, sempre in movimento ma soprattutto il più grande collezionista di tazze.

Il rito del tè delle 5 e altre curiosità

Le origini del rito del tè delle 5

 

Nelle narrazioni inglesi, si racconta che il rito del tè delle 5 ,sia nato nel 1800 quando la Duchessa di Bedford , Duchessa di Bedford

Anne Mary Stanhope Russel,(1783-1857) avvertiva un insistente senso di fame a metà pomeriggio e desiderasse qualcosa di leggero (vi ricorda qualcosa? “Ambrogio, la mia non è proprio fame,ma voglia di qualcosa di buono !”-come si recitava in una nota pubblicità di qualche anno fa).

Ecco come nasce il famoso rito del tè , dapprima usanza solo dei ricchi e poi diventata abitudine comune

 

Come servire il tè delle 5?

 

La tradizione vuole che il tè sia rigorosamente in foglie: se ne mette un cucchiaino in ogni tazza e uno nella teiera con l’acqua calda . Si versa l’acqua in ogni tazza e si lascia in infusione per qualche minuto , dopodichè si gusta con dei pasticcini o oggi con ciò che si desidera.

Si può aggiungere il latte ma prima del tè ,per non sporcare la ceramica, e mai più del 20{9b0d60d8c0eaf545398c1a8abcb954339d6038ceb41ea24e6713f89ac1e31bf7} del contenuto della tazza.

Non si zucchera ,per assaporare meglio le particolarità di ciascun tè.

Curiosità

Pasticcini del the delle 5Si chiama “Tè delle 5” ma in realtà,l’orario giusto sarebbe tra le 15:30 e le 17, lontano dai pasti principali,rigorosamente servito nelle tipiche porcellane a fiori.

Abiti per il the delle 5

 

La duchessa era un’amica fidata della regina Victoria,e gran nobildonna.Con l’ideazione del tutto involontaria del “tea time”, lanciò una nuova moda:una pausa di dolcezza, nonché  un momento di ritrovo, di chiacchiere e compagnia.La regina stessa incentivò questo nuovo evento e nel 1855 nacque la prima linea di abiti femminili pensati per quel particolare momento della giornata.

Chi ha importato il tè in Inghilterra?

Caterina Braganza

Il tè arriva in Inghilterra nella seconda metà del 1600 ,e precisamente nel 1663, quando Caterina di Braganza, futura moglie di Carlo II Stuart, arrivando sul suolo inglese, chiese al comitato di accoglienza, una tazza di tè. La richiesta coglie tutti impreparati in un’epoca in cui gli Inglesi consumavano solo infusi di erbe a scopi medicinali. La quasi regina ha però nei suoi bagagli una scorta di foglioline del suo infuso preferito. Presto a corte iniziano a imitarla e così bere tè diventa un’abitudine fra i nobili e come ho detto prima, non solo.

L’higt tea

Anche la classe operaia ,durante il periodo della Prima Rivoluzione Industriale, dopo il lavoro, amavano accompagnare i loro sostanziosi pasti a base di carne, salmone e pietanze calde ,con un tè forte.

Il termine “HIGT” si riferisce all’altezza del tavolo su cui venivano consumati tè e cibi ,alti ,per gli operai e bassi (LOW)per la nobiltà.

Un’altra spiegazione del termine High Tea risiederebbe nel fatto che veniva consumato più tardi rispetto all’Afternoon Tea, andando a sostituire, nelle case delle classi operaie, la cena.

“Tè”,”The” o “Tea”?

A proposito, ma come si pronuncia correttamente in italiano?

Secondo L’Accademia della  Crusca , la grafia corretta è ““, (con l’accento grave sulla “e), che indica sia la pianta asiatica delle teacee sia la bevanda inglese.

The“è l’articolo determinativo indipendentemente che il sostantivo sia maschile,femminile o plurale e non va utilizzato riferendosi al tè,ma a volte si trova scritto anche cosi.

Tea” è come si pronuncia in  inglese, ugualmente corretta. In Italia si usa poco anche se ci alcuni tipi di tè e ci sono molti locali con questo nome.

 

Donne che bevono il tè in epoca vittoriana

 

 

La parola “ italiana deriva probabilmente dalla forma francese “Thé” (da cui prende l’accento grave) o dal cinese “T’e”.

Dalla forma francese sono, con molta probabilità, derivate anche le varianti “The” e “Thè”, come suggerisce la Treccani.

E tu? Conosci altri particolari curiosi del rito del tè delle 5?

Scrivimelo nei commenti o inviami una mail a : unamoreditazza@gmail.com

Gli oggetti e la nostra vita

La nostra vita con gli oggetti

Gli oggetti e la nostra vita sono legati sicuramente in un rapporto molto stretto. Come noi hanno una storia temporale e una individuale  e appartengono non solo e semplicemente alla dimensione economica ma anche a quella sociale e simbolica.

Caratterizzano da sempre il nostro vissuto  e sono il riflesso di quello che siamo e di quello che siamo stati, il riflesso delle persone intorno a noi e della nostra famiglia.

Con gli oggetti tutti noi costruiamo larghi tratti di storia personale. Testimonianze concrete, frammenti o cimeli, documenti e reperti, segnati tutti da investimenti simbolici mutevoli nel tempo.

Gli oggetti e la nostra vita insieme per creare un mondo psichico ed emotivo, per contribuire a costruire la nostra personalità, a partecipare alla formazione del nostro carattere, con diverse modalità a seconda dei periodi della nostra vita.

Gli oggetti sono importanti perchè seguono da vicino i rapporti d’amore, marcano le storie familiari.

Quelli delle persone care scomparse restano nella vita di ciascuno, al pari, o anche più, della memoria della persona stessa.

Il loro possesso garantisce una continuità del proprio sé lungo la vita.

Spesso però non diamo loro la giusta importanza, anche perché di oggetti nella nostra vita ce ne sono veramente tanti.  Ma le cose però non sono andate sempre così.

Gli oggetti nel passato

In passato gli oggetti erano pochissimi perché quelli che potevano permetterseli si contavano sulle dita di una mano.

La tendenza era quella di conservarli e di riusarli. Un oggetto vecchio veniva portato dal rigattiere che poi lo rivendeva alle persone più povere.

La vita dell’oggetto terminava quando era completamente rotto e non più riparabile. Il valore vero era il risparmio non il consumo fine a se stesso come in epoca moderna..

Con la rivoluzione industriale cambia tutto. Arriva la produzione di serie che porta gli oggetti a una massa di popolazione molto più ampia. Oggi  la tecnologia ci spinge a usare oggetti sempre più nuovi e a buttare quelli vecchi anche se non completamente rotti.

La precoce morte degli oggetti e i problemi di smaltimento

Ormai si butta via con troppa facilità e molto prima della morte naturale dell’oggetto.

Una volta gli oggetti venivano creati per durare nel tempo e rispondevano ad alti standard di qualità.

Oggi purtroppo rischiano di essere buttati via nel giro di pochi mesi e al solo  al fine di alimentare il ciclo economico su cui oggi basa il suo funzionamento la società moderna.

Un gesto antico per soluzioni nuove

Gli oggetti e la nostra vitaMa oggi, nella necessità di imparare a vivere in un mondo a emissioni zero, dopo l’Olanda, anche in Italia iniziano a diffondersi i “repair cafè” .

In queste officine sociali artigiani ed esperti insegnano a riportare in vita oggetti destinati alla discarica.

E il vintage-second hand, chiamiamo questa tendenza come meglio crediamo, non solo può contribuire a centrare l’obiettivo, ma rappresenta la nuova frontiera della transizione ecologica di cui ognuno di noi può essere protagonista.

A proposito di riciclo e di oggetti importanti

A proposito di oggetti nella nostra vita avete mai pensato all’importanza del nastro adesivo?

Questo oggetto rivoluzionario ha cambiato la storia dell’umanità ma è un’invenzione relativamente recente.

Fu un clamoroso successo, complice anche l’epoca: erano gli anni della grande depressione economica negli Stati Uniti e per risparmiare si usava ogni espediente.

I cittadini americani scoprirono presto che con quel rotolino di cellophane potevano fare di tutto.

Dall’aggiustare giocattoli rotti al riparare le pagine di un libro, dal riassemblare ad esempio i cocci di una tazza fino ad accomodare un paralume o un vetro, evitando così molte inutili spese e sprechi.

Penso che il nastro adesivo sia oggi  un esempio di oggetto importante che insieme  a tanti altri  ha segnato decisamente la nostra vita.

I significati simbolici degli oggetti

Sin dagli albori, l’essere umano in quanto specie si è evoluto proprio grazie all’utilizzo di oggetti, che principalmente hanno avuto una funzione vitale di strumento. Siamo stati quindi capaci di prendere una cosa inanimata, trasformarla e utilizzarla per uno scopo.

Ma l’uomo si è distinto anche per aver dato un significato all’oggetto, che viene riempito di senso, trasformandolo a modo suo, secondo una funzionalità pratica o affettiva, a cui si aggiunge anche l’estetica, il bello e il design, molto caro alla società odierna.

Gli oggetti e la nostra vitaInsomma gli oggetti hanno sempre avuto per noi significati simbolici unici.

Bambini e adulti fanno ricorso ad oggetti per trovare sollievo o giovamento in momenti di stress.

Molte persone ne considerano importante la presenza, per il loro benessere mentale ed emotivo.

Ad esempio tenere vicini certi oggetti pare allentare la solitudine o riempire in parte un vuoto, alleviare un vissuto negativo.

Quanto vale una tazza che ti dà il buongiorno la mattina o che ti tiene compagnia mentre lavori al computer o che ti riscalda mentre leggi un buon libro e fuori fa freddo…

Il Giappone e l’anima degli oggetti

In Giappone anche le cose hanno un’anima.

Un’anima toccata dalle tante persone che ne fanno uso, che le stringono tra le mani, che le afferrano, che le donano ad altri, e che talvolta le buttano via.

Gli oggetti vivono attraverso le nostre mani.
Quegli oggetti che ci accompagnano nella nostra vita e nelle nostre varie attività non sono mere “cose” da sfruttare e disfarcene a nostro piacimento.

Hanno una loro essenza e ci seguono per parte della nostra vita, come compagni di viaggi silenziosi su cui poter sempre fare affidamento.

Ed è nello scorrere del tempo che si animano di vita fino a diventare degli spiriti.

Si chiamano tsukumogami 付喪神 (gli spiriti delle cose), e secondo una credenza giapponese hanno origine da un qualunque utensile che abbia compiuto almeno 100 anni.

Raggiunta tale età, tutti gli oggetti diventano spiriti, il cui aspetto può variare molto, sia in base al tipo di oggetto da cui viene originato, sia in base all’uso che ne è stato fatto e alle sue condizioni.

Se l’utensile è stato gettato via senza alcun rispetto, perché ritenuto ormai inutile, oppure trattato male o rotto, diventerà uno spirito maligno in cerca di vendetta, e anche il suo aspetto sarà terrificante; in caso contrario, avrà un aspetto benevolo e si manifesterà solo per apparizioni inoffensive.

Forse questa usanza è un po esagerata però potrebbe fare riflettere sull’importanza di rispettare gli oggetti che tanto ci servono e ci aiutano nelle nostre faccende quotidine e sulla circostanza che la vita degli oggetti è anche la nostra e merita attenzione e amore.